| Musica - Note sulle note |
Mentre vi racconto questa storia fatta di sapori, suoni, emozioni, vento, profumo di salsedine, fatta di sole, di sogni e bassi che arrivano nello stomaco ascoltate questa dolce melodia: Marco al teatro Bellini
Lo strumento si chiama hang drum. La storia di questo strumento in quanto tale è breve; all’inizio del millennio due signori svizzeri inventano questo modello in miniatura di astronave, a vederlo fa un’effetto strano ma il punto fondamentale è un altro. Sono i suoni che ne escono che sono magici, senza confini di spazio e di tempo, ti entrano dentro e ti rilassano. Sono suoni rapiti da un passato lontano, da etnie distanti anni luce da noi ma che trovano subito il loro spazio.
Non a caso una delle prime intenzioni degli scopritori era di creare uno strumento per far nascere atmosfere calde e rilassanti legate al mondo della meditazione.
Poi un giorno a Roma questi suoni scontrano, o meglio incontrano, Marco Selvaggio un ragazzo catanese che ama Kundera, che scrive poesie, che dipinge ispirandosi a Monet. Uno di certo dotato di una forte sensibilità e che in quanto tale non poteva lasciar passare di fianco a se, come se nulla fosse delle note cosi magiche e ipnotiche. Ora so che qualcuno inizia già a storcere il naso perché sono in centinaia e centinaia nelle feste, nei parchi, in spiaggia a suonare “tamburi” tutto il giorno … a parte che bisognerebbe essere tolleranti anche con loro c’è un elemento fondamenta che distingue Marco da molti altri che potranno prenderlo come esempio: l’Amore e la Passione per quello che suona. E l’Amore e la Passione portano alla perfezione, allo studio di se stessi e di quello che si fa, al miglioramento. Marco ha studiato per anni le musiche tribali africane per affinare la sua arte, aiutato tra gli altri dal maestro senegalese Alù Djeng o da Colaprisca, batterista di Lucio Dalla; perché il tutto non si limiti e battere mani su uno strumento ma per arrivare a bussare delicatamente al cuore e all’anima di chi ascolta i suoi pezzi. I suoi successi sono la prova di tutto questo.
Catania, la sua città, gli ha dato modo di sviluppare nel mondo e a contatto con il pubblico la sua passione; di giocare allo scoperto attraversando tanti e diversi stili di musica, accompagnandola trasformandola e creandone di nuova partendo dalle sue percussioni.
Raccontarvi tutto il percorso sarebbe troppo lungo e il mio scopo non è quello, anche perché non ne sarei capace. Ma voglio solo condividere con voi la fortuna che ho avuto di conoscere Marco proprio grazie a questa rubrica e questi articoli.
Il suo lavoro ufficiale si chiama “Into the Ocean”. Nasce dalle emozioni anche quello, dalle emozioni forti provate al Festival Internacional de Benicassim, un festival di notevole successo nella comunità Valenciana che ha ospitato anche gruppi famosi come gli Oasis, i Kings of Leon, The Killers gruppi noti in mezzo a un centinaio di altri artisti e altrettanti concerti. Comunque lì, mentre i Pixies cantavano Wave of Mutilation Marco ha trovato la molla che gli serviva per muoversi e racchiudere in un album tutta la sua storia di musicista.
Questo album non si racconta, si ascolta. Ci sono troppe cose dentro per soffermarsi in dettagli e comunque dovrebbe farlo chi ha competenza. “Into the Ocean” il brano che da il nome all’album è una melodia intensa, profonda e toccante cadenzata dall’ hung che guida la chitarra di Edoardo Piazza, le voci di Greta Fiorito e Valentina Cesario e il violino di Giulia Milioto.
Ma come dicevo e tengo a sottolineare Marco attraversa con disinvoltura tanti stili musicali c’è “No More Clouds” dove la chitarra di Edoardo rincorre l’hang che a sua volta rincorre la chitarra e si crea un ritmo incalzante che porta lontano. È bello perdersi tra le immagini e la voce di “In my heart and in my soul”
E se c’è qualcuno dai gusti difficili che non ha trovato quello che gli piace qui in mezzo, non è ancora finita! Perché il viaggio di Marco nel folto panorama musicale mondiale non è finito. C’è la house, si quella da ballare, ci sono le collaborazioni con i DJ, in molti locali, discoteche e festival … chissà se qualcuno l’ha sentito distrattamente e ora grazie a questo articolo può ritrovare chi in discoteca gli ha regalato una nuova emozione. Si perché comunque parliamo di un percussionista completo che si destreggia tra djembè, bongos, tamburi di basso, krin, tama … ma io adoro l’hang drum e vi faccio sentire in questo pezzo cosa nasce dal mix tra hang drum e house music.
Spero di avervi regalato qualche buon motivo per scoprire musica nuova di un giovane amico che ha tanto da regalarci. E ringrazio di cuore Marco per avermi scritto e dato la possibilità di conoscere la sua arte e la sua storia e di poterla condividerla con voi.
Se c’è qualcuno che come lui vuole condividere le sue esperienza e la sua musica scrivete anche voi ad Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. e cercate su facebook la mia pagina Mauri Tropicalnote , troverete anche Marco!
A presto e buona musica!
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